CASO MONTANTE, DI DIO (CONFCOMMERCIO): “LA CORRUZIONE ZAVORRA PER LO SVILUPPO, COSTRUIRE CULTURA DELLA COSCIENZA E DELLA DIGNITÀ FACENDO IL NOSTRO DOVERE SENZA CLAMORE, LEGALITÀ NON È SOLO UNA PAROLA MA SI PRATICHI NELLA VITA QUOTIDIANA” | Confcommercio - Imprese per l'Italia - Palermo
Venerdì 22 Giugno 2018
EDITORIALE

CASO MONTANTE, DI DIO (CONFCOMMERCIO): “LA CORRUZIONE ZAVORRA PER LO SVILUPPO, COSTRUIRE CULTURA DELLA COSCIENZA E DELLA DIGNITÀ FACENDO IL NOSTRO DOVERE SENZA CLAMORE, LEGALITÀ NON È SOLO UNA PAROLA MA SI PRATICHI NELLA VITA QUOTIDIANA”

19/05/2018

«Cultura civica, senso dello Stato, amore per quello che facciamo. Se riusciamo a costruire una cultura della coscienza e della dignità facendo il nostro dovere senza clamore possiamo da semplici cittadini essere degli eroi silenziosi coltivando quella legalità e quel rispetto per la democrazia che sono stati punti centrali del sacrificio di eroi come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e di tutti gli altri magistrati, uomini e donne delle forze dell'ordine che hanno perso la vita per mano mafiosa. Dobbiamo essere capaci di costruire le coscienze non solo sul paradigma dei morti ma anche sulla coscienza civile che deve essere viva e dei vivi». Lo afferma Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo, con riferimento alle indagini che riguardano l'arresto dell'ex presidente di Sicindustria Antonello Montante, in questi giorni prossimi alla ricorrenza della Strage di Capaci.

«La corruzione - prosegue Patrizia Di Dio - è anche una zavorra per lo sviluppo. Un fenomeno ormai dilagante davanti al quale non bastano sanzioni e azioni repressive. Per arginarla serve una nuova educazione all'etica che parta anche dalle famiglie, primo nucleo di formazione delle future generazioni. Si è smarrita la strada della dignità - afferma Patrizia Di Dio -. Negli ultimi decenni si è finito con il tollerare furbetti e mascalzoni a vario titolo, l'arte di arrangiarsi anche superando i confini del lecito con una subcultura ammiccante e prevaricatrice nei confronti di scorciatoie, opportunismi e sete di arrivismo e potere ».

«A parole tutti sanno essere professori di etica, ma viviamo una fase involutiva e i cittadini hanno finito con l'abituarsi alla piaga della corruzione. Se chi commette un illecito - prosegue Patrizia Di Dio - non viene più messo ai margini, isolato, il rischio è che prevalga una sorta di «giustificazione», se non peggio assuefazione. Si continuano a spendere fiumi di inchiostro sul tema della legalità - conclude la presidente di Confcommercio Palermo -, ma occorrerebbe parlarne meno e metterla più in pratica, perché emergano quei modelli silenziosi di semplice normalità a fare il proprio dovere, innanzi tutto per se stessi».