Venerdì 22 Settembre 2017
Rassegna Stampa

IL PRIMATO DELLA SICILIA: LA POVERTÀ - LA SICILIA È LA REGIONE PIÙ POVERA D`ITALIA

Da due anni l'Inps Sicilia certifica nel suo bilancio sociale che l'Isola ha il più alto indice di povertà d'Italia, pari al 48% nel 2014, con tendenza al 52% nel 2015. Cioè, una persona su due vive sotto la soglia di povertà assoluta o è in forte deprivazione oppure è a grave rischio di esclusione sociale...

WWW.LASICILIA.IT  Palermo, 24/11/2015

Da due anni l'Inps Sicilia certifica nel suo bilancio sociale che l'Isola ha il più alto indice di povertà d'Italia, pari al 48% nel 2014, con tendenza al 52% nel 2015. Cioè, una persona su due vive sotto la soglia di povertà assoluta o è in forte deprivazione oppure è a grave rischio di esclusione sociale. Ieri una conferma meno scientifica è arrivata dall'Istat che, nell'ambito di un sondaggio condotto fra 19.663 famiglie in Italia, ha concluso che la Sicilia è la regione più povera d'Italia. A livello nazionale, è a rischio povertà o esclusione sociale nel 2014 una persona su quattro, pari al 28,3% della popolazione. Un dato stabile rispetto al 2013. In dettaglio, il 19,4% è a rischio povertà, 1'11,6%vive in famiglie gravemente deprivate e il 12,1 % in famiglie a bassa intensità lavorativa. In controtendenza rispetto agli ultimi decenni, la stima della grave deprivazione comincia a diminuire soprattutto nel Mezzogiorno, tra i single e le coppie (soprattutto se anziani) e tra le coppie con un solo figlio, anche minore. Ancora grave invece la condizione dei genitori soli, delle famiglie con almeno tre minori o di altra tipologia. La stabilità dell'indicatore risulta dal calo delle persone in grave deprivazione (al 12,6%) e dall'aumento di quelle che vivono in famiglie a «bassa intensità» lavorativa. Le famiglie dove i componenti tra i 18 e i 59 anni hanno lavorato meno di un quinto del tempo salgono dall'11,3% del 2013 al 12,1% nel 2014. L'aumento della bassa intensità lavorativa ha riguardato, in particolare, le famiglie che vivono nel Mezzogiorno (la stima va dal 18,9% al 20,9%) o in famiglie numerose: coppie con figli (dall'8,3% al 9,7%), soprattutto minori (dal 7,5% all'8,9%), e famiglie con membri aggregati (dal 17,8% al 20,5%). Entrando nel merito, fra dati in aumento e in calo, migliora leggermente il rischio di povertà o esclusione sociale al Sud. L'Istat stima che sono a rischio il 46,4% delle persone nel 2014, mentre nel 2013 erano il 48%. Resta ancora profonda la distanza dal Nord Italia, dove la quota cala al 17,3% della popolazione, e dal Centro (22,8%). Inoltre il reddito medio al Sud si attesta a un livello inferiore del 17% al dato nazionale, 20.188 euro l'anno (circa 1.682 euro al mese) e c'è una maggiore disuguaglianza. Ma esattamente come nel caso del mercato del lavoro, se al Sud le cose vanno meno peggio che in passato, ciò continua a non riguardare la Sicilia, che si conferma purtroppo un deserto economico e sociale. Poco più della metà dei siciliani è povero: nel 2014, secondo il sondaggio Istat, sono il 54,4%. Il dato, seppur in lieve calo rispetto al 2013 (era il 55%), fa dell'Isola la Regione più povera d'Italia; seguono Campania e Calabria, dove la percentuale di persone a rischio povertà si ferma al 49% e al 43,5%. L'indagine mostra che il 26% dei siciliani vive in condizione di deprivazione e il 40,1% è a rischio povertà; nel 24,9% dei casi, poi, gli intervistati asseriscono di vivere in famiglie a bassa intensità di lavoro. L'indagine, su scala nazionale, rileva alcuni indicatori su condizioni economiche, redditi netti e condizione lavorativa per mese, che rappresentano la base di partenza dell'Unione europea per definire e monitorare gli obiettivi di politica sociale, nell'ambito della strategia Europa 2020. Le coppie senza figli sono quelle che se la passano meno peggio, soprattutto se di età avanzata. L'Istat stima un rischio di povertà o esclusione sociale dimezzato, rispetto alla media, per chi vive in famiglie senza figli e con la persona di riferimento sopra i 65 anni. Al contrario, le persone più esposte sono i genitori single e le famiglie numerose, con tre o più figli.