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SPORT, IN SICILIA 13.878 LAVORATORI SPORTIVI CONTRATTUALIZZATI CON LA RIFORMA: OLTRE IL 70% È TRANSITATO DAI VECCHI COMPENSI ALLE NUOVE FORME CONTRATTUALI

Con 4.923 impianti sportivi censiti e 8.171 spazi dedicati alla pratica sportiva (Censimento Nazionale Impianti Sportivi – Rapporto Sport 2025, ICSC/Sport e Salute), la Sicilia dispone di una delle reti infrastrutturali sportive più estese del Mezzogiorno ed è chiamata ad affrontare una delle principali sfide poste dalla Riforma dello Sport: accompagnare la transizione verso un mercato del lavoro sempre più qualificato e sostenibile.
È questo il quadro emerso oggi nel corso del convegno “Il CCNL dello Sport e il welfare contrattuale nel settore sportivo”, promosso da A.S.C. (Attività Sportive Confederate) insieme a Confcommercio Palermo, FIIS (Federazione Italiana Imprenditori Sportivi), Confederazione Italiana dello Sport ed EBISport, che ha riunito istituzioni, imprese sportive e operatori del settore per fare il punto sul CCNL del comparto e sulle prospettive dello sport in Sicilia.

Secondo le analisi elaborate sui dati del Registro nazionale delle Attività sportive dilettantistiche (RASD) e del Rapporto Sport 2025, la Riforma dello Sport ha fatto emergere e reso tracciabile una platea di lavoro prima invisibile: nel 2024 sono 471.365 i lavoratori sportivi che, a livello nazionale, hanno attivato almeno una collaborazione coordinata e continuativa con associazioni e società sportive dilettantistiche.
In Sicilia i lavoratori sportivi contrattualizzati sono 13.878, con un’età media di 38 anni e una presenza femminile del 34,5%: oltre il 70% dei lavoratori storicamente inquadrati con compensi e rimborsi risulta oggi transitato verso le forme contrattuali previste dalla riforma. Un’emersione che rappresenta il primo passo: la sfida successiva è la qualità di questi rapporti – a livello nazionale quasi la metà dei lavoratori sportivi percepisce meno di 5.000 euro annui – ed è qui che il CCNL dello Sport e gli strumenti di welfare contrattuale di EBISport assumono un ruolo decisivo per costruire tutele, continuità e prospettive professionali.

La trasformazione del comparto si confronta tuttavia con alcune criticità strutturali. Solo l’83% degli impianti sportivi siciliani risulta pienamente operativo, contro una media nazionale del 92%, mentre il 62% delle strutture attive è di proprietà pubblica (a fronte del 70% nazionale): una condizione che incide sulla capacità delle associazioni e delle società sportive di programmare investimenti, sviluppare nuove attività e sostenere il costo del lavoro.
Il potenziale di crescita emerge con chiarezza dal confronto territoriale: i 13.878 lavoratori sportivi siciliani rappresentano meno del 3% dei 471.365 censiti a livello nazionale, a fronte di una popolazione regionale pari a circa l’8% di quella italiana. Un divario che conferma gli ampi margini di sviluppo dell’occupazione sportiva regolare nell’Isola, dove peraltro il tessuto associativo è vitale: 7.575 enti sportivi dilettantistici attivi, di cui il 7,9% impegnato in discipline paralimpiche e di sport inclusivo, sopra la media nazionale del 6%.
Il quadro regionale registra inoltre un impegno pubblico significativo: per la stagione 2026 la Regione Siciliana ha ripartito 8,5 milioni di euro a favore dei comitati regionali delle federazioni sportive, delle discipline associate, delle associazioni benemerite e degli enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni, risorse destinate al potenziamento delle attività sportive che contribuiscono a sostenere il comparto in questa fase di trasformazione.

“La Riforma dello Sport rappresenta un passaggio storico per l’intero comparto – ha dichiarato Maria Cecilia Morandini, presidente della Confederazione Italiana dello Sport -. L’applicazione del CCNL significa offrire regole certe, tutele ai lavoratori e strumenti di welfare alle società sportive. In una regione come la Sicilia, caratterizzata da una rete capillare di associazioni e impianti ma anche da margini di crescita nella regolarizzazione del lavoro, accompagnare questo cambiamento significa investire nella qualità dello sport e nella sua funzione sociale. La formazione degli operatori e il dialogo con i territori saranno decisivi affinché la riforma produca benefici concreti per lavoratori, associazioni e comunità”.

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